Gazzetta del Popolo, 10 maggio 1955

Discorso affatto diverso quello di — e per — Antonio Carena, che nelle sale del Circolo Europa Giovane ha allestito la sua prima mostra personale, presentato da Albino Galvano che è, in partibus non figurative, la stessa cosa che Cremona è in partibus surrealistiche: vigilante pastore.

Discorso diverso anche perché, ci pare, Carena attua la sua mostra in un tempo che per lui dev’essere di sospensione, di scelta, d’esame interiore; quindi tempo dl crisi. Tra i quadri più antichi, del ‘51, che hanno aridità macchinistica, e i quadri ultimi trepidanti e carichi di oscuri ancora ma sicuri affetti, di lievi ma percettibilissimi umori, e colori quasi di stagione, luci quasi dell’ora: alba, meriggio o crepuscolo, si insinua una domanda che riguarda l’atteggiamento dell’artista rispetto al mondo dell’immaginazione e la sua volontà di linguaggio ma riguarda anche il calore, cioè la temperatura umana e spirituale di quell’atteggiamento e di quella volontà di linguaggio.

Crisi naturalissima in un temperamento che è espressionista, all’evidenza, e perciò mira a dar fuoco continuamente ad una carica irritata delle sensazioni e delle moralità che ingombrano lo spirito.

I dipinti del ‘52-’53 sembrano equilibrati su uno schema— che Hartung ha reso divertito ed elegante e Soulages, invece, scabro e risentito — ma è lo schema mediano di un possibile, o probabile, equilibrio tra la spinta figurativa e quella non figurativa dell’espressionisrno, già alle sue origini.

Dentro quella grafia nera e pesante, ora, sempre più apertamente, irrompe una forza che è energia prima ancora d’esser colore; ma poi è anche colore, decisamente colore: Il giallo abbagliante del sole, il verde dei prati o degli alberi, una goccia azzurra che dentro il cielo caldo fa un segno al crepuscolo e lascia che un paesaggio fantastico si distenda armoniosamente.

Su queste indicazioni al critico non resta che attendere che il nodo si sciolga. E’ già molto che possa attendere fiduciosamente, ora che ha misurato all’istinto le effettive qualità artistiche del giovane artista.

1958 Filippo Scroppo